• Dott.ssa Giulia Marchesi

YES MEANS YES


E’ da tempo che voglio affrontare un argomento che mi sta molto a cuore e le vicende venute alla ribalta in queste ultime settimane mi danno lo spunto per farlo.

In realtà non sono nemmeno gli episodi accaduti che io voglio commentare e/o giudicare, ma le modalità con cui televisioni, radio e giornali ne hanno parlato.

Mi riferisco alle vicenda che ha come protagonista il calciatore Cristiano Ronaldo.

Ripeto, non sta a me decidere chi abbia ragione, se ciò che viene affermato dall’ accusatrice sia vero o meno, se quello che è stato pagato dal protagonista sia indice di colpa o no.

Sta invece a me, come persona ma soprattutto come professionista, analizzare ciò che viene detto dall’opinione pubblica.

Vediamo assieme alcune delle affermazioni che mi hanno convinta a parlarne:

- io se un uomo mi chiede di seguirlo in camera sono cosciente di quello che faccio. Posso anche tranquillamente rifiutare...

- è impossibile violentare analmente qualcuno senza che la persona voglia. Impossibile, impossibile...

- non è uno stupro, parola precisa, ma un rapporto sessuale non consenziente...

- lei ha ballato e chiacchierato con lui tutta la sera…

-non ci si può accorgere di uno stupro a distanza di anni… o lo denunci subito o non è vero...

Frasi incommentabili, che hanno solo lo scopo di rafforzare pregiudizi e false credenze, responsabilizzando la vittima di una violenza e sottovalutando gli effetti che un trauma simile possa avere su un individuo (anche a distanza di tempo).

Prima di riflettere su ciò, proviamo a chiarire le definizioni* di violenza sessuale e stupro.

Si definisce violenza sessuale qualsiasi attività sessuale con una persona che non voglia o sia impossibilitata a consentire all’atto sessuale a causa di alcool, droga o altre situazioni. Violenza sessuale è un termine generico che include stupro, molestia sessuale, abuso sessuale su un minore, contatti sessuali non desiderati, esposizione non gradita di un corpo nudo, incesto.

La violenza sessuale è un atto di potere e non sempre sono forza fisica o minacce a farne da protagoniste, spesso la violenza viene attuata mettendo in gioco la propria età, fisicità o status sociale per spaventare o manipolare la vittima. Quindi la diceria che “gli uomini belli/ricchi/famosi non hanno bisogno di stuprare!” non viene in alcun modo supportata.

Per stupro invece si intende un atto sessuale non consensuale completo in cui l’aggressore penetra la vittima, per via orale, anale o vaginale, con il pene, la mano, le dita o altri oggetti. Prevede il ricorso alla forza ed all’intimidazione; non c’è il consenso della persona aggredita, la quale a volte è incapace di intendere o non è completamente cosciente.

E’ proprio del consenso che io voglio parlare: un must nei miei corsi per genitori ed un fondamento nell’educazione sessuale per i ragazzi.

La violenza/stupro ha proprio come punto critico il non-rispetto del consenso.

Nei corsi di educazione sessuale si insegna ad avere rispetto per il proprio corpo e per quello dell’altro: questo permette di comprendere i limiti ed i confini tra ciò che piace e cosa no, tra un sì ed un no.

E’ attraverso questi concetti che si comunica un principio fondamentale: quando non viene chiesto il permesso, e’ SEMPRE violenza!

Se non desideriamo le attenzioni di qualcuno abbiamo il diritto di dire No, ma soprattutto abbiamo il diritto di dirlo in QUALSIASI momento: anche se abbiamo desiderato di fare sesso con quella persona, anche se l’abbiamo dichiarato, anche se ci troviamo nudi in un letto...possiamo sempre dire di no, ne abbiamo il diritto!

Quello che è permesso allo sguardo (vestiti provocanti o seduttivi) non abilita alcun gesto sessuale, se questo non è consentito dalla persona interessata.

E su questi aspetti è necessario educare le ragazze ma anche i ragazzi, senza aspettare l’ “età giusta” (vista spesso come l’adolescenza), ma affrontando questi concetti già in tenera età, sfruttando così gli esempi che nel quotidiano possono aiutarci (un bambino che non vuole giocare con noi o non vuole le nostre attenzioni, il gatto che graffia se lo si accarezza e non vuole...e così via).

Questo da modo loro di possedere tutti gli strumenti per sapersi difendere e soprattutto per distinguere il giusto dallo sbagliato e poter perciò riferire gli accaduti ad un adulto, e da modo a noi di proteggerli pur non potendo essere sempre presenti e vigili.

Fortunatamente, anche se non è ancora abbastanza, un grosso passo in avanti sulle violenze è stato fatto grazie alle convenzioni internazionali ed europee approvate in materia, come la Convenzione di Istanbul, che è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante, volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza ed è incentrata sulla prevenzione della violenza domestica, proteggere le vittime e perseguire i trasgressori.

Sempre parlando di paesi europei, una svolta sul principio del “consenso” lo abbiamo dalla Spagna che, quest’estate, ha voluto introdurre una nuova legge sullo stupro, adottata già in Germania, Svezia, Regno Unito, Islanda, Belgio, Cipro, Lussemburgo, il cui principio di base è che il rapporto sessuale venga considerato stupro laddove il consenso non sia espressamente dichiarato: il che vuol dire che “sì” significa sì e tutto il resto (anche il silenzio o l’immobilità) significa no.

Perciò il consenso deve essere espresso in modo chiaro.

Questa presa di posizione è estremamente importante poiché troppo spesso la vittima viene quasi ritenuta responsabile della violenza, perché non ha urlato, perché ha provocato, non ha detto no o semplicemente, proteggendosi con una sorta di alienazione, resta immobile: questo non può, non deve, più essere considerato motivo valido per l’assoluzione dell’aggressore.

Molto ancora dev’essere fatto e molti paesi ancora non hanno modificato le normative al riguardo, e purtroppo capita a volte che le vittime subiscano ingiustizie tali da portare altre all’omertà e alla vergogna.

Tutelare chi subisce violenza dev’essere una priorità, non solo da parte degli organi competenti, ma anche da parte dell’opinione pubblica che troppo spesso è ferma a stereotipi pericolosi.

Stereotipi che proprio chi si occupa di educazione sessuale dovrebbe combattere e debellare.

(*definizioni tratte da https://www.istitutobeck.com/abuso-sessuale-trauma)

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